Dolce Stil Novo

 

Da una approfondita ricerca svolta da Druir il Mago, dotto e sapiente arciere, lustro della gente di Yr, si è ritrovato un prezioso manoscritto medievale che "canta" delle nostre genti. Maligni ed invidiosi attribuiscono lo scritto allo stesso Druir con l'argomentazione che se fosse così Dante Alighieri avrebbe copiato  almeno un canto (29/30) e avrebbe, da questo oscuro quanto sommo Poeta, acquisito lo stile, definito appunto poi "Dolce Stil Novo". Ai posteri l'Ardua Sentenza.

 

 

                               Canto del frecciator cortese

                                              (anonimo poeta stilnovista del ‘300)

  

 Erse le membra con l’arco e dal circasso   

1

svelse lo strale dalle aurate plume

 

 tese la fibra ed acconciato il passo

 

scagliò la freccia acuta con acume

 

 

 

V’era un augello dal leggiadro passo

5

che sanza tema gorgheggiava al nume

 

  siccome lodola o rosignuol o svasso

 

posato in del rival accosto al fiume

 

 

 

Udì il pennuto lo scoccar del tasso

9

e con un trillo sollevossi implume

 

lasciando il tirator nell’imbarasso

 

a cogitar l’error così com’è costume

 

 

 

Indomito Messier dal guardo abbasso

13

nell’aspra delusion come d’agrume,

 

gli arcier già ti stringon nell’abbrasso

 

siccom falene attorcinate al lume

 

-

 

Fosti del sol nell’universo lasso

17

raggio lucente di divina speme,

 

nell’orbe onor che di virtute è casso

 

levansi l’aere che d’uman volgo è seme

 

 

 

Notturno lume traluci in del marin

21

guidi il nocchier in tra l’ascose acque

 

sanza periglio tu il conduci sin

 

al calmo ostel laddove l’onda tacque. 

 

 

 

Col passo fier e coll’altero guardo

25

fendon la calca umana sanza luce,

 

gli arcier Yriensi scagliati come dardo

 

d’orgoglio pien e fieri del lor duce.     

 

 

 

“Fatti non fummo a viver come bruti

29

ma per seguir virtute e canoscenza,

 

 di nobil stirpe d’arcier fummo i più arguti:

 

chinate ‘l capo alla di noi possenza.”

 

 

 

 

 

Nota del curatore:

 

L’opera è giunta a noi, purtroppo non firmata, su una pergamena manoscritta trovata nell’archivio degli Uffizi a Firenze. L’A. è certamente coevo dell’Alighieri e del Petrarca e della stessa scuola del Dolce Stil Novo. Non si hanno notizie di altre opere riconducibili allo stesso A., probabilmente sono andate disperse lasciandoci orfani di un genio che avrebbe potuto oscurare gli altri poeti e rimatori medievali.

 

1 Circasso: antich. per faretra

2 Strale: antich. per freccia, aurate plume: dall’impennatura gialla o dorata

3 Fibra: metonimia per corda

7 Lodola: allodola; rosignuol: usignolo

9 Tasso: metonimia per arco

10 Sollevossi implume: si noti la figura metaforica del volatile che si solleva cosi velocemente da perdere le piume.

11 Imbarasso: forzatura poetica per rimare con tasso

15 Abbrasso: cfr nota al verso 11

13 Messier: Probabile riferimento ad Andrea Messier degli Ingavini (o Ingauini secondo la grafia dell’epoca), famoso capitano dell’ordine degli arceri Yriensi di cui forse l’A. faceva parte; guardo abbasso: sguardo rivolto verso il basso dalla vergogna

17 Da questa quartina il poetare diventa più aulico e ricercato, quasi paragonabile alla Divina Commedia; lasso: misero

19 Nell’orbe…: onore sulla terra che è povera di virtù (si noti l’anastrofe)

20 Verso dal significato non chiaro, si può supporre che l’A. l’abbia introdotta perché suonava bene.

21 In del marin: sul mare

26 La calca…: il popolo accecato dalla ignoranza

29-30 Fatti non…: D. Alighieri - Divina Commedia - Cantico XXVI canto dell'Inferno

 

 

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