La Costruzione Personale

Dal 1992 la FIARC grazie a due pionieri, Edo Ferraro e Vittorio Brizzi, ha adottato una metodologia didattica d'avanguardia, nell’insegnamento del tiro con l’arco.
La filosofia che ha ispirato questa nuova metodologia è il costruttivismo, l’adattamento ditale filosofia alle esigenzespecifiche del tiro con l’arco ha rappresentato una rivoluzione, dando origine alla “Costruzione personale“ che si colloca nel filone del pensiero costruttivista come “costruttivismo critico”. Di fatto oggi, dopo 15 anni dal primo corso sperimentale a cui collaborai come istruttore, la  metodologia didattica pensata ed ideata allora è una realtà applicata in tutte le scuole di tiro con l’arco Fiarc con grande successo e soddisfazione, ma è necessario focalizzare, l’attenzione sui alcuni aspetti importanti, che ci debbono indurre a una profonda riflessione, sul ruolo che noi Istruttori rivestiamo, su cosa dobbiamo trasmettere, su cosa stimolare nei nostri allievi.

Affermazioni che inducono a riflettere :

 1.   Non è possibile una distinzione netta tra colui che osserva e l'oggetto osservato, poiché entrambi si definiscono come tali attraverso la reciproca interazione, allievo ed istruttore vedono e percepiscono il bersaglio da due punti differenti partecipano alla stessa realtà  ma di fatto ne recepiscono informazioni differenti, inoltre se “l’oggetto” osservato è l’allievo di fatto Istruttore e Allievo sono la medesima cosa. Certamente il concetto così espresso è molto radicale ma esprime al meglio la condizione irrinunciabile per tendere a questo stato che è l’empatia ed il coinvolgimento.

 2.   Ciò che si definisce conoscenza non può essere considerata una "rappresentazione" del mondo esterno ricavata dal mondo reale, ma è una costruzione fatta dal soggetto con materiali presi al proprio interno, il concetto è costruire una propria conoscenza basata sull’esperienza individuale e per ciò unica ed irripetibile, guidare l’allievo alla scoperta della conoscenza attraverso stimoli e azioni che possano accentuare questo concetto di conoscenza come un complesso di nozioni costruite  in rapporto a alla disciplina del tiro con l’arco.
 
 3.   La cognizione non è un mezzo per conoscere la realtà oggettiva, ma serve all'organismo per adattarsi all'ambiente.

 4.  Ciò che viene osservato non sono cose, proprietà o relazioni di un mondo che esiste indipendentemente dall'osservatore, bensì delle distinzioni effettuate dall'osservatore stesso, in seguito alla propria attività nell'ambiente, la diversità è il punto di partenza l’osservazione dell’ambiente definito come il luogo, le persone, le cose in mezzo alle quali viviamo e che condizionano la formazione della nostra personalità, nel nostro ambito l’ambiente è definito dall’istruttore dall’arco dalle frecce dalla percezione del  bersaglio, la forza è la distinzione che ne deriva da parte dell’osservatore l’allievo.

 5.  La sensazione non è la rilevazione impersonale di un dato, come quella derivante dalla lettura di uno strumento, quanto piuttosto un fenomeno che coinvolge profondamente il soggetto,percepire attraverso i sensi; ciò che è avvertito, colto, percepito, l’allievo interagisce con l’arco, con la freccia e dal gesto che compie ne ricava delle sensazioni, che condizionano l’intero processo motorio,il nostro compito è quello di stimolare la percezione delle sensazioni positive e su queste costruire.

Secondo il modello causa – effetto noi siamo condizionati da come siamo stati; nel passato ci sono tutti gli elementi per vedere e capire come siamo e come saremo, ma se è vero questo, è anche vero che: " io sarò " può condizionare altrettanto la mia vita presente di come ci condiziona il considerare il passato:
L’arciere, per poter fare il movimento, ha bisogno di anticiparlo con la mente, deve prevedere, aspettarsi, immaginare, in questo modo struttura a piccoli passi la sua esperienza. Si fa condizionare dal suo futuro, costruisce l’esperienza in base all’attesa che si è creato.

G. A. Kelly ci fa notare molto bene tale principio:

"L'individuo è psicologicamente orientato dal modo in cui anticipa gli eventi."

E’ necessario vivere all’altezza dei propri sogni e non solo all’altezza dei propri vissuti. La prima cosa è molto difficile perché emotivamente sono condizionato dalle esperienze, da come le vivo e dal peso che gli do.
La potenza sta nella convinzione, un grande insegnante non è colui che sa fare bene una cosa, o chi ha una competenza particolare ma chi sa raccontare ed esporre ciò che intende offrire. Un buon istruttore non deve solo avere una buona tecnica ma deve essere in grado di relazionarsi con l’allievo altrimenti non è un buon insegnante; chi è molto bravo fa salti logici così complessi che gli altri non riescono a seguirlo. Essere un istruttore è un’arte che si può apprendere, non è assolutamente detto che un buon istruttore debba essere un grande arciere.

E’ importante cominciare a pensare a come mi aspetto che le cose andranno, a cosa potrà succedere. Entrare nell’ottica, come abbiamo detto, che siamo psicologicamente canalizzati ed orientati dal modo in cui anticipiamo gli eventi. (L’uomo ricercatore G. A. Kelly).
Sono le aspettative che appesantiscono i gesti. La riuscita è nella sua convinzione: anche quando è difficile riuscire pensate al successo di quello che state facendo.
Se le persone credono in voi, siete un "movimento" .
l modello non va imposto ma va costruito con chi ci circonda. Lo zaino, con ciò che mi serve, va preparato insieme alle persone che mi stanno vicino. Se voglio andare in montagna devo deciderlo prima di partire e di conseguenza preparare l’occorrente, non dimenticando che il tutto va portato sulle spalle. E non per tutti sono indispensabili le stesse cose.

L’istruttore deve acquisire la consapevolezza che operare nella dimensione concreta dell’esperienza lo sviluppo cognitivo e motorio, messi in relazione e attentamente
analizzati, possono dare importanti elementi di conoscenza sul percorso di sviluppo psicofisico dell’arciere, per il processo evolutivo è importantissima la spinta pulsionale all’agire che nasce nella dimensione motoria, in quanto ambito  fondamentale di valorizzazione, agganciata all’esperienza immediata e concreta della corporeità.

L’attività motoria finalizzata alla pratica del tiro con l’arco diviene importante strumento nel processo di integrazione sociale, poiché consente di creare legami forti fra gli allievi che partecipano al corso contribuendo alla creazione di quella realtà condivisa.
Il tiro con l’arco, centrato sulla dimensione del corpo, favorisce l’incontro dell’alto: attraverso il contatto fisico e la reciproca percezione, i percorsi della comunicazione, della relazione e dell’esperienza.


Lo Spazio Motorio

 

Nell’apprendimento motorio sono implicati i processi: dell’attenzione, percettivi e decisionali.
L’esercizio, potenzia la capacità di analizzare le situazioni, selezionare gli indici pertinenti, organizzare e generare dei piani per uno o una serie di movimenti e utilizzare le informazioni retroattive disponibili, all’interno dei limiti di sviluppo di ognuno.
Pensiamo infatti, alla maggiore attenzione che un arciere esperto pone ad un numero molto limitato di stimoli rispetto a un principiante che, al contrario, ne analizza un insieme maggiore non sapendo ancora discriminare, trasformando così molti di essi in fattori di disturbo. Weimer (1980) afferma che informazioni potenzialmente significative sono a disposizione nell’ambiente ma che il loro contenuto semantico viene costruito dall’individuo.

Nell’attività di tiro con l’arco lo spazio comportamentale e motorio è strettamente correlato con quello rappresentativo. Ogni soggetto crea una mappa cognitiva, variabile, della sua azione e di quella altrui, in alcuni casi.
Questo processo di sviluppo delle mappe cognitive non è dato da un fattore puramente ripetitivo, ma piuttosto da un mettere in relazione, un trasformare la realtà sulla base di obiettivi e finalità diverse che sottintendono strategie e abilità differenti. Pensiamo a tre differenti arcieri che affrontano lo stesso tiro, il tiratore” istintivo” avrà una percezione aperta del tiro in cui l’ambiente circostante interagisce in modo significativo con l’azione di tiro gli occhi entrambi aperti recepiscono una realtà molto complessa, bersaglio,nella sua completezza bosco, focalizzazione sulla parte più piccola del bersaglio da colpire. Un gap shooter percepisce prevalentemente il sistema di riferimento punta bersaglio e secondariamente la visione d’insieme. Un mirinista non si preoccupa della visione periferica ma si concentra sul pin tanto da rendere sfuocata la visone del bersaglio.

Come risulta evidente tutti e tre i nostri arcieri affrontano lo stesso tiro da punti differenti ma riconducibile ad un sistema di relazioni plurime.

Corpo - Oggetto = Mano - Arco

Oggetto - Oggetto = Freccia – Bersaglio.

1.  Self-related che potremmo tradurre in auto-organizzativo: quando l’arciere si prepara al tiro esecuzione e controllo del gesto.

2.  Landmark-related o di organizzazione spaziale: attribuisce significato alla situazione in cui l’atleta si trova immerso e che gli consente di scegliere e organizzare l’azione motoria più appropriata Harris (1981).
 
Quest’ultimo è il processo che ci permette di predisporre il corpo al tiro valutando l’inclinazione del bersaglio, la distanza, e dove orientare il tiro, sia in modo conscio che inconscio.
Se si attribuisce al movimento una dimensione mentale e interattiva possiamo affermare che:

Se l’arco è il prolungamento del braccio la freccia è la proiezione della mente.

 


Andrea Messieri

 

 

 

Caccia con l'arco

Stefano Benini

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